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12 mar 2017

TOP 10 - I titoli da recuperare per Wii U prima di passare a Switch!

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Bistrattato e a volte deriso per le sue scarse vendite ( neanche 15 milioni di console in tutto in mondo), Wii U dopo Virtual Boy rappresenta il peggior fallimento in casa Nintendo. Ed è un peccato, perché molte gemme sono passate ingiustamente inosservate ai più durante il suo ciclo vitale. Qui cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione, stirando una classica dei 10 titoli più significativi della console, che nonostante il flop commerciale è stata una vera e propria manna per gli amanti dei videogiochi di qualità, in bilico tra tradizione e futuro. Qui al SEEP Bar è diventata già una console di culto.

1) Zelda: Breath of the Wild:
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Il canto del cigno del Wii U. Un capolavoro che rimarrà negli annali. Lo stiamo ancora giocando (presto arriverà la recensione dettagliata) e nelle attuali 40 ore ci ha letteralmente stregato ad ogni sessione. Un titolo mastodontico, capace di mandare a casa la mera potenza di calcolo delle console rivali con la sola forza delle sue meccaniche di gioco. Un open world finalmente degno di tale modo, dove l’interazione con l’ambiente ne fa da padrone per dar vita a tutte le nostre fantasie. Dimenticatevi i vecchi schemi della serie, dimenticatevi gli ultimi 15 anni di titoli free roaming, Zelda Breath of the Wild fa evolvere il genere, anzi, azzardiamo a dire che qui passa l’evoluzione dell’intera industria, proprio come fu per il primo Zelda e successivamente con Ocarina of Time.

2) Bayonetta 1 & 2:
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Chi ama gli action deve assolutamente possedere la fatica di Platinum Games. Questa antologia rappresenta uno dei migliori esponenti del genere, soprattutto per quanto riguarda il secondo capitolo. Un’avventura esilarante, fatta di mazzate e spari in puro stile nipponico. Un action estremamente tecnico quanto rozzo a livello narrativo. Un concentrato di trash e figaggine da renderlo davvero unico.

3) Super Mario 3D World:
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E’ il platform di Mario meno venduto della storia. Un record che non rende giustizia al titolo del paffuto idraulico. Il motivo è semplice: ancora oggi è con molta probabilità uno dei migliori platform in circolazioni. Merito di un level design sbalorditivo, di una modalità co-op estremamente divertente, una giocabilità impeccabile e una difficoltà che riporta la serie ai vecchi fasti 8/16 bit. Super Mario 3D World è divertimento allo stato puro, una visione ludica tra passato e presente che non può non colpire al cuore sia del nostalgico che quello delle nuove leve.

4) Pikmin 3:
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Pikmin è una serie nata su Game Cube (altra console di Nintendo che ha conosciuto poca fortuna) che con il suo terzo capitolo per Wii U è riuscita a confermare quanto di buono visto nei precedenti episodi. Si tratta di uno strategico in tempo reale, tra i più ispirati degli ultimi anni. Sotto un look leggero inoltre nasconde anche risvolti narrativi che trattano argomenti delicati come l’ecologia (non per niente esce dalla mente di Shigeru Miyamoto, il quale è risaputo che non utilizza la macchina per spostarsi, ma bensì la bici, proprio per una questione di ambiente); ma non solo: spesso saremo chiamati a fare “scelte” morali… siamo davvero disposti a mandare a morire centinaia di Pikmin per il nostro tornaconto? Non vi resta che scoprirlo e mettervi alla prova con Pikmin 3!

5) Super Mario Maker:
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Il sogno di ogni ragazzino cresciuto con il Nintendo e il Super Nintendo, ovvero creare i propri livelli nel Mondo dei Funghi, condividerli con gli amici e giocare ad un numero pressoché infinito di prove ufficiali, eventi speciali e creazioni di utenti sparsi per il globo. Il level editor di Super Mario Maker appare così divertente e immediato da avere un valore ludico al pari dei livelli giocati.  Molto probabilmente insieme a Zelda: Breath of the Wild è il nostro titolo preferito degli ultimi anni.

6) Splatoon:
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La nuova IP Nintendo ha subito conquistato il cuore di milioni di giocatori, tanto che per un certo periodo ha trainato le vendite di Wii U. Lo sparatutto in terza persona della software house di Kyoto è un titolo fresco, con un’enorme mole di contenuti e un approccio che soddisfa sia i neofiti, sia i giocatori più navigati. Le partite online creano dipendenza e la modalità avventura in single play rappresenta uno degli action-platform più belli e originali negli ultimi anni.  Un titolo divenuto già un cult!

7) Xenoblade Chronicles:
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Come al solito Monolith Soft non sbaglia e tira fuori dal suo cilindro un titolo che non solo spreme fino all’osso l’hardware Wii U, ma che rappresenta ancora oggi uno dei massimi esponenti del genere JRPG. Un titolo 100% hardcore, dove è richiesta molta pazienza e determinazione per essere completato. Inoltre vanta una storia storia ottimamente narrata e un tasso di epicità fuori dagli schemi. Un must have anche solo per il suo valore collezionistico.

8) The Wonderful 101:
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Forse uno dei titoli più sperimentali di Platinium Games. Un cocktail tra avventura dinamica e action sesta sosta. Una piccola pietra miliare troppo sottovalutata dal pubblico. Un gioco che fa del gameplay la sua essenza. Facile iniziale, difficile staccarsene.

9) Super Smash Bros Wii U / Mario Kart 8:
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Super Smash Bros è un classico del repertorio di Nintendo. In questa edizione vanta un sacco di personaggi nuovi e un comparto tecnico davvero lodevole. Insieme a Mario Kart 8 rappresenta il migliore “sfascia amicizie” in circolazione. Scherzi a parte, abbiamo deciso di metterli insieme perché sono due titoli che, seppur totalmente diversi, offrono entrambi una giocabilità perfetta per le partite in multiplayer locale. Due giochi che rendono meno noiosa qualunque serata.

10) Star Fox Zero:
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Ritroviamo i Platinium Games, ma questa volta a maneggiare una IP Nintendo. Al di là delle polemiche sui controlli, una volta fatta confidenza con il giroscopio, Star Fox Zero appare come un prodotto estremamente appagante e divertente. Dedicato esclusivamente ai giocatori più intraprendenti visto il suo altissimo tasso di sfida e gli innumerevoli obbiettivi da sbloccare.

Abbiamo finito qui, in verità ci sarebbero altri titoli validissimi da citare, come ad esempio il favoloso Captain Toad o i due remake di Zelda (Wind Waker e Twilight Princess), senza dimenticare Hyrule Warriors e Donkey Kong Country: Tropical Freeze. Ma secondo noi questi sono i più rappresentativi della console Nintendo che da poco ha ceduto lo scettro a Nintendo Switch; sperando per quest’ultima una sorte più generosa.
E voi, avete Wii U? Quali sono i vostri titoli preferiti? Scrivetelo qui sotto nei commenti!
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22 mag 2016

Speciale: Big Action Mega Fight! - Il picchiadurino scorrevolino che passa tranquillo!

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Il titolo del post imprestato dagli amici di Free Playing descrive con poche parole cos’è sostazialmente Big Action Mega Fight. Beat ‘em up sviluppato da Double Stallion Games destinato originariamente per Android e iOS, successivamente è sbarcato anche su PC grazie a Steam.
La storia narra le vicende di Brick, un baffuto omone dai pugni facili, che deve liberare Megatropolis da un folto gruppo di criminali. E quale modo migliore se non quello di ripulire le strade a suon di becere scazzottate?
Inutile dire che il titolo del team canadese si fa forte della vena nostalgica degli appassionati di grandi classici come Streets of Rage e Double Dragon.
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Tuttavia il gameplay appare alla prova dei fatti molto ridimensionato rispetto ai titoli citati sopra. Big Action Mega Fight è un compromesso nato dalla volontà di proporre qualcosa di classico in piattaforme Mobile. E bisogna dire che l’esperimento è sicuramente riuscito. Se da una parte si perde la complessità di un picchiaduro a scorrimento tradizionale, dall’altra parte si può godere di una giocabilità senza fronzoli e intuitiva, estremamente adatta per le sessioni mordi e fuggi.
L’avventura è composta da oltre 30 livelli, di brevissima durata, dove a rompere la monotonia arriva la possibilità di collezionare monete per sbloccare nuovi potenziamenti e tecniche segrete. Quest’ultime sono mosse speciali dal potere devastante, tuttavia se ne potrà utilizzare solo una a stage, scelta casualmente da una sorta di roulette.
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Anche a livello tecnico il gioco è molto “easy”, fatto da una grafica bidimensionale in stile cartoon, davvero molto simpatica. Sopra la media invece sono le musiche, ispirate e cariche di quella reminiscenza di inizio anni 90 che fa sempre piacere. Mentre le voci e gli effetti sonori sono davvero bruttini, poco incisivi e anonimi, cosa che si evidenzia maggiormente nella versione PC.
Per il resto Big Action Mega Fight rientra nei canoni dei giochi Mobile, garantendo schermate di intermezzo di buona fattura e una mappa dinamica con la possibilità di rigiocare i livelli precedenti per raggiungere il record miglior.
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Il lavoro di Double Stallion Games è in definitiva una leggera divagazione del genere, adatto più come un passatempo che come un’esperienza di gioco completa. Nonostante il carico di simpatia che porta con sé, è impossibile non vedere anche i suoi grossi difetti, i quali si traducono in una varietà di nemici piuttosto esigua (affronterete in pratica sempre gli stessi sgherri, dal primo all’ultimo stage), la mancanza di una modalità multiplayer per la versione casalinga e un level design davvero fin troppo semplicistico.
In ogni caso Big Action Mega Fight rimane un buon prodotto per chi cerca qualcosa da giocare nel tempo perso senza accontentarsi dell’ennesimo “tap game”. Ottimo per spegnere i neuroni e accendere la modalità “button mashing” che è in ognuno di noi.
Video gameplay Big Action Mega Fight!
Sito ufficiale (in inglese)
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15 mag 2016

Speciale: Runbow - Quando anche i colori si mettono contro!

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Se c’è un titolo che rappresenta al meglio la scena indie sul Wii U, questo onore aspetta a sicuramente a Runbow. Già, perché la fatica di 13AM Games è frizzante e vario proprio come il catalogo dei giochi indipendenti presenti nello eShop. Shovel Knight, Minecraft, Affordable Space Adventures, Shantae, Swords & Soldiers II, Trine; sono solo alcuni tra i validissimi prodotti che arricchiscono il catalogo dello store della Nintendo. E non è un caso che la software house di Kyoto spesso e volentieri promuove queste perle indipendenti pubblicandole in prima pagina. Ma se c’è una bandiera tra questi, sicuramente l’onore aspetta a Runbow, nonostante ad una prima occhiata possa sembrare niente di così speciale.
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Sotto un look così minimalista, da sembrare più un app per smartphone che un videogioco, Runbow nasconde un’anima ludica pronta a saltare fuori appena si prende in mano il pad. Già, perché giocare al titolo del team di Toronto vuol dire entrare nel vivo di una festa: musica esotica, personaggi buffi, modalità a non finire e tanti colori. Proprio quest’ultimi sono i grandi protagonisti in Runbow, merito della loro capacità di plasmare questo platform, forse dalle meccaniche fin troppo classiche, ma dall’animo stravagante.
Immaginate che lo sfondo del livello sia continuamente filtrato da colori diversi e che lo stage sia costituito da piattaforme colorate. Ecco, quelle stesse piattaforme spariscono e appaiono in base al loro colore e a quello dello sfondo, in un continuo susseguirsi di salti ponderati e acrobazie del nostro personaggio.
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La giocabilità di Runbow vive un equilibrio tra ritmo e prontezza di riflessi, almeno per quanto concerne la campagna offline, la quale con una miriade di brevi livelli saprà sicuramente mettere alla prova anche il più esperto giocatore di platform. Ma nella veste online il gioco si dimostra camaleontico come i suoi stage e propone così un pacchetto di modalità davvero avvincenti, capace di distaccarsi dalle meccaniche di semplice gioco di piattaforme.
Spiccano tra queste le scazzottate in stile Super Smash Bros e le gare di velocità senza esclusioni di colpi; davvero divertenti e capaci di far uscire il peggior infame che è in noi. Ovviamente le medesime prove possono essere giocate anche offline, fino ad un massimo di nove giocatori. Insomma, la parola d’ordine quando si gioca a Runbow è: party!
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A rendere ancora più colorata la festa entrano in aiuto un sacco di guest-star direttamente dalla scena indie. Shovel Knight, Gunvolt, Teslamancer o Juan, sono solo alcuni dei protagonisti dei loro rispettivi titoli a essere personaggi giocabili in Runbow. Cosa che rimarca come il titolo di 13AM Games sia davvero a modo suo iconico, rappresentando al meglio la scena indipendente della console Nintendo.
Un titolo semplice, non epocale, ma sicuramente in grado di garantire svarianti ore di divertimento. La dimostrazione che Nintendo ha fatto davvero bene ad aprire agli sviluppatori indipendenti,  sperando che questo trend crescerà sulla famigerata NX.
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19 feb 2016

Speciale: 3DRPG - Un indie semi-sconosciuto ci riporta agli albori degli JRPG!

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3DRPG è stato rilasciato per PC il mese scorso (Gennaio 2016) su Steam da Doomster Entertainment. Nonostante abbia tratto in inganno molti giocatori con poca conoscenza videoludica per via del suo look in voxel art, il titolo non vuole minimamente essere l’ennesimo e superfluo clone del celebre Minecraft, ma bensì un’alternativa a quella piccola gemma conosciuta con il nome di 3D Dot Heroes (qui trovate il nostro articolo).
Tuttavia a differenza del titolo distribuito da Altus, che aveva un’impostazione decisamente più action, 3DRPG basa le sue meccaniche su battaglie a turni, strizzando l’occhio al sempreverde Dragon Quest.
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Prima di parlare di questo titolo va fatta una premessa: solo chi adora a dismisura l’iniziale ondata di JRPG (per intenderci: i primi episodi di Dragon Quest  e Final Fantasy) potrà veramente apprezzare il lavoro svolto da Doomster Entertainment. Quindi non aspettatevi una grande storia, ore e ore di epiche battaglie o un battle system ricercato.
Qualcuno potrebbe definirlo come un titolo blando. Forse in parte è anche vero, tuttavia non va dimenticata mai la sua natura: ovvero che nasce come un omaggio alla retroguardia. I JRPG negli anni 80 erano molto diversi da oggi, e l’esplorazione e i combattimenti a turni (oggi odiatissimi) erano il fulcro del gioco stesso, così come il piacere di potenziare il proprio personaggio con nuovi oggetti e livelli. Lo sviluppatore ha cercato proprio di ricreare quel tipo di giocabilità spensierata, pur aggiungendo qualche feature più moderna.
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3DRPG ha un’impostazione minimale e può essere concluso in poche ore. Molto dipenderà dalla vostra voglia di esplorarlo e di portare a termine tutti gli obiettivi selezionabili all’inizio dell’avventura.
Il concpet è basato sulla vostra risurrezione da parte di Burzur, il signore dei demoni. Sarà proprio lui a chiedervi per quale scopo tornerete in vita, spaziando dalla classica vendetta, per passare all’accumulo di ricchezze, fino alla dimostrazione della propria forza; per un totale di ben 9 obiettivi differenti da portare a termine.
Una volta completato un obiettivo bisognerà ricominciare una nuova partita per iniziarne uno nuovo. Ma non temete, anche se i salvataggi precedenti andranno perduti, il gioco offre una creazione casuale delle mappe e dei personaggi reclutabili nel proprio party, garantendo così una buona rigiocabilità . Inoltre, ogni volta, potrete personalizzare il vostro personaggio scegliendo un mestiere a piacimento (tra cui: guerriero, alchimista, ladro, maestro e tanti altri) per una varietà davvero notevole.
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Il gameplay di 3DRPG si basa sostanzialmente in tre fasi: sulla mappa del mondo, l’esplorazione e il crafting. La mappa del mondo è su griglia e ogni spostamento consumerà un tot di cibo; ci permetterà però di muoverci in completa libertà in cerca di nuove location. Nella fase esplorativa invece potremo muovere il nostro avatar in tempo reale come in qualsiasi JRPG. Questo ci consentirà di fare svarianti operazioni, come cercare tesori nascosti o visitare città in modo da comprare e potenziare il proprio equipaggiamento, oppure per arruolare nuovi membri per il nostro party. Inoltre sarà possibile accumulare cibo mediante le primitive e selvaggi arti della caccia e della pesca, o la più decorosa e gentile raccolta di frutti. Infine c’è la parte crafting, non troppo elaborata, ma permetterà comunque di creare nuove pozioni, armature e armi. In più i personaggi oltre a crescere con i punti esperienza mediante i duelli vinti, potranno apprendere nuove abilità osservando i compagni e aumentare la padronanza delle stesse in base all’uso.
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3DRGP è in definitiva un titolo riuscito, capace di regalare ore spensierate di divertimento. Non tutto è perfetto, ad esempio i menù potevano essere fatti molto meglio e la mancanza di un tutorial rende la prima partita abbastanza ostica. In ogni caso una volta fatta l’abitudine con i controlli non proprio comodissimi (consigliamo di giocarlo con il joypad) e qualche altra piccola magagna, 3DRPG si rivela un titolo  capace di coinvolgere per ore e ore gli amanti di giochi di ruolo in stile nipponico.
Inutile dire che questa è l’ennesima dimostrazione che anche con un budget ridotto si possono sviluppare progetti di qualità, tutto dipende dalla dedizione e dalla passione degli sviluppatori. Qui ne troverete tanta.
Video gameplay di 3DRPG.
Link:
3DRPG su Steam (in inglese)
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8 nov 2015

Speciale: Cthulhu Saves the World - Quando la creatura di Lovecraft decide di diventare un eroe da GDR!

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Oggi parliamo di un titolo abbastanza underground, perlopiù conosciuto dagli appassionati dei vecchi JRPG e dagli estimatori dei libri di H.P. Lovecraft. Si tratta di Cthulhu Saves the World, titolo indie creato da Zeboyd Games, già conosciuto per Breath of Death VII, che vede in veste umoristica il famoso mostro creato dalla fervida immaginazione dello scrittore statunitense.
Uscito nel 2010 per XBLA e poi successivamente convertito per Android, iOS e PC, si tratta di una vera e propria chicca per gli amanti di gioco di ruolo vecchio stampo, il gioco è infatti paragonabile ai primi Final Fantasy e Dragon Quest.
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La storia narra le vicende di Cthulhu, il quale dopo essersi risvegliato da un lungo sonno decide di distruggere il mondo per diventarne il Re del male assoluto. Sfortunatamente per lui viene privato di tutti i suoi oscuri poteri. Avrà solo un modo per riacquistare le forze e tornare forte come un tempo, ovvero quello di diventare un eroe. Qui inizia il suo viaggio tra un villaggio e l’altro nell’intento di aiutare la gente e sconfiggere temibili boss per acquistare punti fama.
A differenza di altri titoli umoristici, Cthulhu Saves the World non è mai eccessivo, e nonostante i personaggi siano più o meno tutti fuori di testa, quasi mai si avrà davanti battutacce trash o fini a se stesse; anzi, spesso si riderà per un umorismo a metà strada sul surrealistico e il posato, qualcosa di molto british.
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Questo è proprio il punto forte dell’opera di Zeboyd Games, visto che l’andamento della storia si svolgerà in maniera abbastanza lineare, senza troppe sorprese e i soliti cliché del genere, puntando quindi tutto sulla goliardia delle situazioni che i nostri eroi dovranno affrontare.
Il resto il funziona bene anche senza toccare l’eccellenza: ci sono i dungeon da superare, scontri casuali da combattere, qualche missione secondaria e città da esplorare. Tutto piazzato in una world map abbastanza grande, in grado di trattenerci per almeno 8 ore.
Buona l’idea di rendere il gioco meno pesante rispetto ai JRPG del passato. In Cthulhu Saves the World non ci sono oggetti curativi da comprare, i nostri eroi riprenderanno tutta l’energia una volta finito uno scontro. Inoltre i nostri eroi possono contare su una ramificazione di “talenti” ad ogni livello acquisito, la cosa si traduce in due scelte, che spesso sarà potenziare le statistiche o apprendere nuove magie.
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A livello tecnico il gioco ha una grafica 2D molto semplice, nella mappa il gioco fa respirare tutta la tradizione dell’era 8 e 16 bit. Mentre i ritratti o le schermate, seppur piacevoli, appaiono  troppo amatoriali e l’uso eccessivo dell’antialiasing stona parecchio con la volontà degli sviluppatori di proporre un indie game ispirato ai classici del passato.
Buone invece le musiche che enfatizzano ogni schermata, conferendo al gioco maggiore vivacità e ritmo.
Sicuramente il comparto tecnico è la parte più debole del titolo, ma va ricordato che l’intero lavoro è stato sviluppato solo da due persone e, a differenza di un primo impatto incerto, si farà sicuramente apprezzare per altre qualità.
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Impossibile quindi non consigliare Cthulhu Saves the World, merito anche del suo prezzo contenuto (solo 1,99 Euro su Steam e qualcosina in meno sugli store iOS e Android). Un gioco di ruolo “alla giapponese“ divertente e spensierato che può diventare un vero e proprio must-have per tutti gli appassionati di Lovecraft e retrogaming.
Il panorama dei GDR ha bisogno anche di titoli immediati come questo, tra un blockbuster da 60 ore e l’altro.
Video gameplay di Cthullu Saves the World.
Sito ufficiale Zeboyd (in inglese)
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12 ott 2015

Speciale: Retro City Rampage DX - Un imperdibile free roaming in stile 8 bit!

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La fatica di Brian Provinciano è sicuramente una tappa obbligatoria per gli amanti di retro gaming. Forse non brillerà nella scena indie come il migliore mai realizzato, sicuramente è però un prodotto di estremo valore, creato con passione e costanza in nome di un’epoca ormai lontana: quella tra gli anni 80 e l’inizio dei 90.
Retro City Rampage è un susseguirsi di azione e citazioni, non solo riguardante il mondo dei videogiochi, ma anche quello del cinema, infatti il plot del gioco si basa su una famigerata macchina capace di viaggiare nel tempo, costruita da un certo DOC (non vi ricorda forse Ritorno al Futuro?). Noi nei panni di Giocatore dovremo rifornire lo scienziato pazzo di tutti gli strampalati aggeggi indispensabili per far funzionare questa futuristica automobile.
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La storia in sé non è altro che un pretesto per schiaffarci nel muso una marea di missioni di vari obbiettivi e stampo (si passa dal “scortami”, per passare a semplici sessioni platform, fino a veri e propri stage in stile shooter) nella città di Theftopolis, vero cardine del gioco; infatti l’impostazione dell’avventura è ispirata ai primi due GTA. Ci ritroveremo quindi in una città piena di pedoni da investire, macchine da rubare, polizia alle calcagna e locali da visitare. Quest’ultimi spaziano dai classici shop dove reperire armi o energia extra, fino alle sale giochi, dove imbattersi in minigiochi tramite coin op.
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Va detto che l’apprezzabilissima varietà delle situazioni si scontra però con una difficoltà a tratti frustrante e un un ritmo fin troppo veloce, spesso capace di mettere in seria difficoltà le nostre pupille. Anche i comandi non sono sempre precisissimi e sparare nella traiettoria esatta con le nostre armi da fuoco risulterà non sempre così facile. Per fortuna a tali magagne i frequenti checkpoint riescono a metterci sopra una toppa, pur lasciando sempre una sensazione di pura casualità (più che di abilità) nel completamento di certe missioni.
Questo però non deve scoraggiare dal momento che Retro City Rampage offre sostanzialmente una buona giocabilità, fatta di alti e bassi, ma pur sempre divertente e frenetica.
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A livello tecnico l’opera di Provinciamo è secondo il nostro modesto parere davvero di ottimo livello. Il tanto contestato look minimale in stile NES si addice perfettamente alla tipologia di gioco, esasperando la stilizzazione di ambienti e personaggi, ricalcano così in maniera perfetta la volontà di essere un prodotto parodistico.
Ancora meglio è il comparto sonoro, con musiche chiptune davvero memorabili, fatte di refrain ruffiani e dannatamente contagiosi, capaci di farci fare un tuffo nel passato, in un alternarsi di sensazioni tra il déjà vu e novità.
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Retro Rampage City non sarà un gioco perfetto, ma vale assolutamente la pena di essere provato da qualsiasi amante di retro gaming e non. Prodotti sviluppati con tale passione è ormai sempre più difficile trovarli anche nel panorama degli indie game, già solo per questo tale lavoro merita di non essere sottovalutato.
Il gioco è disponibile per un numero spropositato di sistemi: PC, Mac, Linux, Play Station 3, Play Station 3, PS Vita, Nintendo 3DS, Wii e Xbox 360. Insomma, non avete scuse per non giocarlo!
Video gameplay di Retro Rampage City DX.
Sito ufficiale di Retro City Rampage (in inglese, gioco in italiano)
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3 ago 2015

Super Final Fight Gold - Il buon vecchio Final Fight incontra Super Street Fighter 2, divertimento assicurato (free download)!

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Ultimamente la scena OpenBor non sembra essere più molto prolifica come qualche anno fa, tuttavia qualche release viene ancora fatta ed riesce ancora a sorprendere. E’ il caso di Super Final Fight Gold, ennesimo (epico) lavoro del modder italiano Pierwolf. Passato per varie revisioni, finalmente abbiamo tra le mani un prodotto completo, capace di non sfigurare neanche davanti ai capitoli ufficiali della saga di Capcom. Se amate i beat em up vi consigliamo di leggere tutto l’articolo!
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Super Final Fight Gold è una sorta di remake dei tre capitoli di Final Fight usciti su SNES negli anni ‘90, con l’aggiunta dei personaggi di Super Street Fighter 2. Proprio così, similmente come succedeva con il nostro Final Fight Alpha (che potete scaricare qui), il gioco offre la possibilità di utilizzare tutto il roster dell’indimenticabile upgrade di Street Fighter 2. Quindi preparatevi a vedere Ryu e Ken in azione contro Andore e compagnia bella.
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Ad arricchire queste simpatiche scazzottate ci sono anche svarianti feature apprezzabile. Oltre alle mosse speciali i nostri eroi potranno usufruire di una super mossa e varie prese, rendendo la giocabilità estremamente varia e appagante. Inoltre lo Story Mode offre strade multiple, la crescita del personaggio, bonus stage, schermate e un buon numero di boss da sconfiggere. Insomma, non vi annoierete di certo.
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Pur usando gli sprites direttamente dal 16 bit Nintendo, Super Final Fight Gold, offre un notevole impatto visivo, merito anche della sapienza del modder nel “ripalettare” stage e personaggi, in modo da renderli uniformi e privi di eccessive sbavatura.
In poche parole un titolo assolutamente consigliato a tutti gli appassionati del genere e di Street Fighter, ed è pure gratuito! Buon download (che trovate sotto) e fateci sapere le vostre impressioni!
Video gameplay di Super Final Fight Gold (OpenBor 2015)
DOWNLOAD (tramite Chrono Crash, in inglese)
Prova anche:
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25 giu 2015

Speciale Virtua Fighter – Come i primi schiaffoni poligonali hanno lasciato il segno!

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Questo è un gioco che ha letteralmente segnato un'epoca. Ricordiamo ancora con nostalgia tutte le riviste di metà anni 90 (o giù di lì) impazzire per Virtua Fighter, inoltre la conversione per SEGA Saturn fu davvero un fulmine a ciel sereno, riusciva a valorizzare al massimo (a dire il vero anche quella 32X non era niente male) l'opera dello storico team SEGA AM2. Diciamo che in un certo senso Virtua Fighter ha rappresentato quello che è stato Street Fighter per i picchiaduro 3D.
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Nato da un’idea di Seiichi Ishii e dalla direzione del mai troppo elogiato Yu Suzuki, Virtua Fighter uscì nel 1993 su scheda arcade
Il gioco vantava ben 8 personaggi caratterizzati dai più svarianti stili di lotta e dalla nazionalità diversa (tra i più popolari della saga vanno citati Akira,  Pai, Jacky, Sarah e Kagemaru), in più si aggiungeva Dural, storico boss androide della serie capace di effettuare le mosse speciali di tutti i lottatori grazie ad un complesso programma di emulazione, rendendola una spietata macchina del combattimento. Insomma, un plot non particolarmente fantasioso, ma davvero realizzato bene.
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Infatti i personaggi oltre ad avere un indiscusso appeal potevano anche vantare un realismo decisamente fuori standard per l’epoca, il quale si rifletteva nell’esecuzione delle tecniche tratte dal loro stile di combattimento. 
Accantonate fireball e salti senza gravità, tipici dei picchiaduro 2D, Virtua Fighter per la prima volta mostrò un gameplay complesso, basato su combo, contrattacchi e un occhio particolare per quello che concerne la difesa. Inoltre era consentito spostarsi a 360° nell’arene di gioco, in modo da garantire maggiore fluidità d’azione e la possibilità di schivare i colpi dell’avversario.
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Tra le altre caratteristiche capaci di impreziosire il gameplay spicca sicuramente il ring out, vero e proprio marchio di fabbrica della saga. Si tratta della possibilità di vincere un match scaraventando fuori dall’arena il nostro avversario. 
Questa particolarità rende ogni combattimento decisamente più interessante e stimola ad usare al meglio il già citato movimento laterale del personaggio. Inoltre scongiura la possibilità di trovarsi di fronte a “difese a riccio”, rendendo i combattimenti più reattivi, lasciando pochissimo margine di pensiero tra una situazione e l’altra; vince chi saprà concretizzare al meglio il proprio parco mosse, premiando quindi la tecnica anziché il cieco istinto.
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La grafica oggi può apparire scarna ed essenziale, fatta da pochi poligoni e zero texture, ma per l’epoca fu davvero qualcosa di rivoluzionario. Forse oggi è superfluo da rigiocare a fronte di ben altri quattro capitoli (tra l’altro tutti di ottima qualità), ma sicuramente va ricordato per la sua importanza storica. E poi diciamocelo, nonostante gli anni sul groppone ha ancora molto da insegnare anche a titoli più moderni e blasonati.
Una menzione speciale va sicuramente alla soundtrack (che potete ascoltare qui sotto), un concentrato adrenalinico capace di rendere viva ogni battaglia!
Soundtrack di Virtua Fighter.
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9 giu 2015

Speciale Ni No Kuni – Una grande produzione per omaggiare il gioco di ruolo “alla giapponese”!

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Ni No Kuni è un titolo originariamente nato nel 2010 su Nintendo DS (purtroppo mai rilasciato in occidente), successivamente ha visto una rivisitazione per Play Station 3 nel 2011 (in Europa nel 2013) ed è ad oggi, senza ombra dubbio, uno dei titoli più importanti nel panorama dei giochi di ruolo in stile giapponese. Vediamo Ni No Kuni come uno sforzo di riportare alla ribalta il genere, creando un titolo con l’ambizione di incanalare oltre 30 anni di gioco di ruolo alla giapponese in un unico prodotto.
Un cast da sogno che racchiude in un solo colpo Level 5, Studio Ghibli e le musiche di Joe Hisaishi sarà riuscito in questa impresa titanica?
Una risposta definitiva è difficile da dare. Se da una parte Ni No Kuni stupisce per la poesia che riesce a trasmettere grazie ad un comparto tecnico eccezionale, dall'altro canto il gameplay scivola, soprattutto per quello che concerne il battle system.
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Andiamo con ordine. Per chi ha iniziato a giocare con questo genere fin dagli albori sicuramente troverà in questa avventura una perenne sensazione di deja vu. Ci sono tutti i cliché degli JRPG, ci sono i famigli che sono una sorta di Pokemon, c'è una gigantesca world map, ci sono le missioni secondarie e tutto l'immaginario tipico del fantasy in salsa nipponica.
La storia stessa sembra voler riportare il giocatore indietro nel tempo, quando molto probabilmente alla stessa età del piccolo eroe Oliver viveva con emozione i suoi primi giochi di ruolo, immaginandosi mondi paralleli e grandi ideali. Ni No Kuni infatti non ha una trama profonda e gioca tutte le carte nel suo lato fiabesco, la sua particolarità (e arma a doppio taglio) è rendere ogni situazione assolutamente surreale e incantata; il piacere non è tanto scoprire quello che "succederà dopo" (abbastanza scontato), ma soffermarsi su tutti i particolari che il gioco propone, come le strane creature che abitano il mondo o gli strampalati dialoghi tra i protagonisti. Ovviamente va da sé il rischio di non riuscire a catturare tutti i giocatori che si aspettavano un’avventura da toni più epici e battaglieri (non per niente molti hanno trovato il gioco soporifero, molto probabilmente perché in cerca di più sostanza e meno poesia).
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Il gameplay gioca un ruolo importante, ma non tutto sembra uscito al meglio. Il battle system è dinamico e veloce, a tratti anche molto divertente, ma allo stesso tempo sgravato da sbilanciamenti netti e da una IA dei compagni (e aggiungo anche dei nemici) pari allo zero. A peggiorare le cose sono le azioni spesso interrotte dalle magie dei boss. Ad esempio è veramente fastidioso ritrovarsi un incantesimo bloccato proprio alla fine, senza la possibilità di conservare almeno un po’ del tempo d'azione impiegato precedentemente, questo pesa a maggior ragione perché sembra non esserci una tempistica negli attacchi (perlomeno di quelli dei nostri avversari), rendendo il tutto molto confusionario.
Ottima invece la fase esplorativa, chi ama perdersi in missioni secondarie troverà pane per i suoi denti. Anche le fasi riguardante i dungeon sono piacevoli, anche se l'uso del libro degli incantesimi appare poco ispirato e banale (siamo a livelli del tipo: "Oh cavolo, Oliver, non si passa dall'altro lato... forse devi creare un ponte?").
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A differenza di altri articoli dedicati a Ni No Kuni abbiamo deciso di essere sintetici ed andare dritti al punto. Troppo si è parlato di questo titolo, spesso solo per dar aria alla bocca, sentivamo quindi il dovere di dare un parere netto sull’opera, su quello che lo rende grande e quello che non lo rende il migliore esponente del genere, nonostante questo ci abbia spinto alla rinuncia di soffermarci troppo sulla storia o descrivere nello specifico le varie feature del gioco.
Chiarito questo possiamo concludere dicendo che Ni No Kuni è un titolo ambizioso, artisticamente sublime, capace di coccolare il giocatore, a tratti incantarlo, ma non riesce a stupirlo fino in fondo. Gli manca il carattere e la capacità di osare di più; non basta raggruppare i migliori elementi di un genere per creare qualcosa di definitivo, ci vuole anche razionalità e criterio, due qualità non sempre presenti nel lavoro svolto da Level 5. Nonostante i suoi difetti è però indubbio il suo valore ed è un acquisto obbligatorio per gli appassionati del genere; certamente non un capolavoro, sicuramente un grande titolo che rimarrà nelle storia videoludica.
Trailer di Ni No Kuni (versione PS3)
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